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Architettura indossabile contro il virus

Al giorno d’oggi i concetti limitati e le definizioni tradizionali dell’architettura e dei suoi strumenti non hanno più molto valore. È assai più utile dedicarsi all’ambiente nella sua totalità e a tutti i media che lo definiscono. Alla televisione come al clima artificiale, ai trasporti come all’abbigliamento, al telefono e all’abitazione.

Hans Hollein, Tutto è architettura

Come evolve il concetto di architettura?

In che modo il Coronavirus sta cambiando, ma soprattutto cambierà, le nostre abitudini? Cambierà la nozione che abbiamo dell’architettura? Probabilmente sì. Architettura è creare un ambiente artificiale. Architettura è creare situazioni artificiali. L’architettura definisce spazi, molto spesso divide un interno: accogliente e sicuro, da un esterno: ignoto e quindi allo stesso tempo eccitante e pauroso. In questa particolare situazione, interno ed esterno non significano più nulla, dal momento che anche il respiro di un nostro caro potrebbe esserci fatale. Come affrontare questa crisi?

Siamo in guerra.

Sempre più spesso sentiamo paragonare la crisi in cui ci troviamo ad una guerra. Non so se siamo in guerra, ma sicuramente abbiamo un nemico, subdolo, e per questo pericolosissimo. Il nostro nemico ci può colpire  nell’aria o attraverso il contatto di superfici infette. Ammesso che siamo in guerra, dovremmo essere equipaggiati di conseguenza. In linea teorica, indossando correttamente mascherina e guanti è molto difficile venire contagiati, se non impossibile. E’ interessante rilevare come soprattutto in Asia, in cui le mascherine protettive vengono comunemente usate per evitare le polveri sottili contenute nello smog, in questo  periodo di emergenza è praticamente impossibile trovare qualcuno che non le indossi, così come i guanti.  Il parallelo tra smog e virus è interessante perché in entrambi i casi bisogna proteggersi da un nemico invisibile e che attacca il nostro sistema respiratorio, filtrando l’aria o rinchiudendosi in un “bolla”. 

Gizmo, o l’architettura indossabile

Le esperienze radicali degli anni ’60 ed inizio ’70 vedevano nell’architettura pneumatica un campo di ricerca ricco di interesse, poiché permetteva di creare spazi, o meglio situazioni, in modo rapido e a basso costo. Ri-guardando queste immagini dopo circa cinquanta anni, il contesto ed il nostro immaginario sono cambiati profondamente, eppure ancora hanno una grande forse comunicativa e soprattutto evocativa.

Mettendo a confronto queste due immagini è possibile fare un salto. Hans Hollein immaginava così l’ufficio nomade del futuro, una capsula gonfiabile trasparente, capace di isolarci completamente dal mondo esterno. Se guardando al nostro smartphone, oggi questa idea può farci sorridere, l’idea di immergerci in una bolla, separarci dal mondo esterno per sentirci al sicuro è l’idea ed il fine con cui l’architettura è nata.

Oggi non dobbiamo più  proteggerci da bestie feroci o da attacchi nemici, ma in situazioni di emergenza come quella che stiamo vivendo, l’architettura può farsi oggetto, può essere indossata, può proteggerci da un nemico invisibile separandoci dall’ambiente esterno. In questo senso le suggestioni offerte dalle pratiche artistiche, la moda in particolare, sono preziose perché ci offrono delle soluzioni immaginifiche alla crisi che stiamo vivendo.

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